La Coccidiosi



La coccidiosi è una patologia che si sviluppa dopo la rottura dell’equilibrio tra il parassita e l’animale che lo ospita.

Già all’inizio degli anni ’30 questa patologia era rinomata in allevamenti di conigli e polli dove le scarse condizioni igieniche, l’alto numero di animali e l’assenza di profilassi di controllo, fecero sì che questa patologia portasse allo sterminio di un altissimo numero di animali.

I coccidi (isospora spp. Colpiscono principalmente cane e gatto) sono costituiti da protozoi invisibili ad occhio nudo che si riescono ad individuare solamente tramite l’analisi delle feci dove si controlla la presenza delle uova (oocisti); sono parassiti obbligati ovvero il loro periodo vitale lo devono trascorrere all’interno dell’animale ospitante. I coccidi sono parassiti che giungono all’interno dell’intestino e, una volta cresciuti, espellono le proprie uova nel lume intestinale, le quali si mescolano con le feci e possono contaminare l’ambiente esterno ed infettare un altro ospite o tramite la coprofagia o tramite il contatto tra animali che si leccano le mucose o si annusano.

Tipologie di coccidiosi

Esistono due tipologie di coccidiosi:

1)    Forma subclinica dove l’animale risulta essere infestato ma non presenta nessuna tipologia di disturbo e può vivere una vita normale senza sintomatologia ne complicanze. Questa è la forma più diffusa.
2)    Forma clinica che si manifesta con un’infiammazione dell’intestino (enterite) la quale causa problemi all’animale e se non presa in tempo può mettere in pericolo la vita dell’animale stesso.

Circa invece il ciclo di vita dei coccidi, la malattia può essere trasmessa per via aerea, attraverso ingestione delle feci di un animale infetto, oppure indirettamente mediante altri animali infetti, come per esempio i topi. Una volta che il cane ha ingerito un coccide, quest’ultimo si stabilisce nell’intestino dell’animale stesso, per formare una sua colonia.

Il ciclo riproduttivo dei coccidi

L’animale infetto rilascia con le proprie feci le oocisti. All’interno di esse, dopo un periodo di tempo variabile, si formano gli sporozoiti, i quali, passano ad altri animali tramite o la via diretta (ingestione di feci) o in maniera indiretta (ingestione di altri animali portatori come i topi o tramite contatto esterno). Il parassita, una volta insediatosi all’interno dell’intestino dell’ospite, avviene la fase riproduttiva dove gli sporozoiti si riproducono all’interno dell’intestino dell’animale che li ospita. Questa seconda fase è articolata e prevede due sotto-fasi, una asessuata ed una sessuata. Nella fase asessuata un singolo parassita si inserisce in una cellula dell’intestino e si riproduce. Dopo ciò i parassiti riprodotti fanno scoppiare la cellula ed essi si inseriscono nelle altre cellule e continuano a riprodursi indiscriminatamente. Ed è proprio in questo momento che si possono manifestare i sintomi nell’animale in realtà se vi è equilibrio tra sistema immunitario dell’animale e i coccidi allora i sintomi possono non manifestarsi, ma se invece il sistema immunitario è alterato (anche a causa di forti stress come viaggi lunghi) o, come nel caso dei cuccioli con sistema non ancora completamente formato, allora i danni provocati dalla coccidiosi sono gravi ed a volte anche mortali. Inizia, ora, la riproduzione sessuata dove i parassiti si trasformano indistintamente in gameti maschili e femminili.

Sintomatologia della coccidiosi e terapia

La sintomatologia è molto variegata e i sintomi più diffusi sono diarrea, sangue nelle feci e ritardo nello sviluppo oltre ad inappetenza, astenia e temperatura corporea sotto la normalità. Nei gatti si può manifestare anche il prolasso del retto che risulta essere estremamente pericoloso ed è quindi importante intervenire il prima possibile. Siccome la sintomatologia è comune a numerose malattie, il veterinario, dopo un’attenta visita, farà eseguire l’analisi parassitologica delle feci. Queste analisi porteranno alla diagnosi e successiva terapia.

Schematicamente i sintomi principali sono:

•    Diarrea in misura varia;
•    Muco o sangue nelle feci;
•    Dimagrimento, disidratazione, pelo opaco
•    Inappetenza;
•    Regione perineale bagnata a causa proprio della diarrea;
•    Ipotermia, raramente febbre;
•    Difficoltà nel camminare o impossibilità nel muovere gli arti;
•    Ritardo nello sviluppo.

L’intervento del veterinario, dopo la constatazione della diagnosi di coccidiosi, attraverso l’analisi microbiologica delle feci, si basa sulla somministrazione di una terapia di coccidiostatici, ovvero dei farmaci che impediscono la moltiplicazione dei parassiti dell’intestino, oltre che reidratare e somministrare l’animale con vitamine integrative.

Esistono farmaci che possono avere una funzione preventiva ovvero impediscono la riproduzione all’interno dell’animale ma normalmente si utilizza una terapia di coccidiostatici una volta riscontrata la malattia stessa. Si consiglia di intervenire con terapia farmacologica anche in caso di malattia asintomatica poiché, anche se l’animale non comporta sintomi ne problematiche, può infettare altri animali che magari hanno difese immunitarie compromesse.

In generale è fondamentale seguire alcune norme di buon comportamento: è importante l’igiene nell’ambiente in cui vive l’animale (infatti in aree sporche dove sostano le feci senza essere raccolte è un sito di facile trasmissione dei coccidi) e quando è all’aperto cerchiamo di non fare in modo che entri in contatto con feci di altri animali. Tra le visite periodiche dal veterinario richiedi di far eseguire il test parassitologico da un laboratorio di analisi anche in assenza di sintomi. In caso di contagio, isolalo dagli altri animali durante la terapia per evitare che si diffonda il contagio. Utilizzare periodicamente gli antiparassitari dietro indicazione o ricetta medica. Fondamentale è anche l’alimentazione: un’alimentazione corretta e bilanciata renderà il sistema immunitario forte e pronto a reagire a tutte le malattie.

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